STORIE, 2014

Progetto \ workshop

“Delle mille esperienze che facciamo, riusciamo a tradurne in parole al massimo una e anche questa solo per caso e senza l’accuratezza che meriterebbe. Fra tutte le esperienze mute si celano quelle che, a nostra insaputa, conferiscono alla nostra vita la sua forma, il suo colore, la sua melodia”. Pascal Mercier

Il progetto di Armida Gandini per il CRAC, è ispirato al Decameron di Boccaccio che vede protagonisti sette ragazze e tre ragazzi. La cornice è quella della campagna fiorentina, in cui i dieci giovani si rifugiano per sfuggire alla peste. In STORIE ritorna la metafora della cornice in chiave simbolica, quella della scuola collocata nel territorio cremonese. I dieci ragazzi sono ex studenti del Liceo Artistico, che si ritrovano per trascorrere una notte nei locali della scuola in compagnia dell’artista. Infatti la fase più importante del progetto coincide con il laboratorio notturno, qui inizia Storie, il racconto del racconto vissuto, inteso come occasione per creare una relazione tra i ragazzi, la scuola e la città nei suoi itinerari di vita abitata. Raccontarsi è partecipare, attribuire un significato alle esperienze passate, entrare in relazione con l’altro, condividere la propria storia privata e pubblica, far emergere delle problematiche per testimoniare delle esistenze, narrare una geografia umana e fisica. Durante la notte le parole scorrono, si racconta della propria città e della propria generazione: storie molto popolari, di tutti i giorni, ma anche molto intime, di esperienze, aspirazioni, amori, le avventure che ci riserva la vita, gli inganni, gli scherzi del destino. Una fetta di umanità, dieci caratteri contemporanei con le esperienze che ognuno si porta dentro, diverse per ognuno, ma collegate dal fatto di vivere nello stesso tempo, nella medesima Italia, le sorti di una generazione, quella dei ventenni alla ricerca di un rifugio (non di peste si tratta, ma di una forma di senso d’impotenza …).

L’istallazione finale diventa la restituzione dell’esperienza, di ciò che rimane, del cibo consumato e delle voci. Lo spazio espositivo è utilizzato come cornice, diventa inaccessibile perché le aperture sono “murate”, una feritoia riconsegna allo sguardo i resti della sosta, un impianto sonoro diffonde le voci registrate e documentate durante la lunga notte trascorsa insieme.

CRAC Centro Ricerca Arte Contemporanea | Liceo Artistico Statale “Bruno Munari”. Mostra a cura di Dino Ferruzzi e Gianna Paola Macchiavelli

Fotografia dell’aula del Liceo “murata” tramite una lastra sostenuta da due volumi del Decameron di Boccaccio
I ragazzi di Storie
Allestimento dello spazio
Allestimento dello spazio
Giochi di relazione
Racconti notturni
Racconti notturni
Racconti notturni
Fotografia dell’aula con audio delle storie
Fotografia dell’aula con audio delle storie
Fotografia dell’aula con audio delle storie

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