Gustose e dolcissime, 2018

“Stando a Michelet, San Luigi si affliggeva per il fatto di non aver ricevuto il dono delle lacrime; una volta sentì le lacrime scendergli dolcemente sul volto ed esse “gli parvero gustose e dolcissime, non solo al cuore ma anche alla bocca”. (Ancora: nel 1199, un giovane monaco si mise in cammino alla volta di un’abbazia di Cistercensi, nel Brabante, per ottenere attraverso le loro preghiere il dono delle lacrime). “           

Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso

Gustose e dolcissime è il titolo dell’installazione sviluppata partendo dal video Pulses e dall’idea di uno scorrere infinito delle lacrime nel tempo;  ciò porta  alla formazione di sedimenti trasparenti stratificati come in un processo di stillicidio. Incessantemente, anche se con una lentezza smisurata, goccia dopo goccia le lacrime si concretizzano per accrescimento concentrico trasformandosi in volumi plastici nello spazio.

Per quanto riguarda il numero 8 la scelta rimanda alle 8 lacrime presenti sul volto della Madonna dell’opera di Van der Weyden: si tratta di un numero carico di simbologie, quella dell’infinito innanzitutto e di conseguenza legata al Karma e alla rinascita.

Gustose e dolcissime, installation view, Murano’s glass, Palazzo Bertazzoli (Bagnolo Mella), 2018
Gustose e dolcissime, installation view La persona che resta, (festivalfilosofia persona 2019)
Gustose e dolcissime, installation view La persona che resta, (festivalfilosofia persona 2019)
Gustose e dolcissime, installation view La persona che resta, (festivalfilosofia persona 2019)
Gustose e dolcissime, Murano’s glass
Gustose e dolcissime, Murano’s glass
Gustose e dolcissime, Murano’s glass
Gustose e dolcissime, Murano’s glass

L’artista le conta, le studia una ad una, ne rivisita i contorni, le trasforma in corpi tridimensionali di vetro di Murano. La sabbia passa dal fuoco, si fa da agglomerato grumoso materia rosso lavico, poi raffredda indurendosi e trattenendo la forma acquisita durante l’incandescenza. Il dolore brucia e forgia, brucia e conforma, ci cambia di stato, sedimenta e si trasfigura in lezione, in insegnamento, in sollievo. La lacrima, sofferenza e via d’uscita della sofferenza, sfugge alla logica binaria della tassonomia logico-calcolante, del principio di non contraddizione. È ‘e’ non è, invece di è ‘o’ non è. Gandini trasforma la bidimensionalità del disegno in tridimensionalità della scultura. Inverte la rotta che ha decretato l’abbrivio della nostra modernità, la quale è nata sul presupposto esattamente contrario, recuperando l’opus del geografo Tolomeo che nel II d.C. aveva ridotto il globo in fogli, in mappe. Nella modernità, attraverso la prospettiva artificiale fiorentina, la profondità dello spazio viene riportata sulla superficie delle immagini dipinte e disegnate. Tutto è ridotto alla bidimensione che, totipotente, ne incorpora una. Gandini se ne riappropria con Gustose e dolcissime. La restituisce allo spazio. Magnifica, rende grande cioè, ogni lacrima, facendone leggerezza di luce e proiezione di ombra. Ne fa monumenti, pietre preziose miliari che si frappongono alla camminata dritta dello spettatore. Si fanno umile ostacolo, si fanno problema, parola che in greco voleva dire oggetto, da pro-ballo, getto avanti. In questa nuova dialettica tra bidimensione spogliata di maschera cromatica e tridimensione piena, pesante eppure scintillante e morbida in tutta la sua vitrea chiarità, lo sguardo rivisita lo schermo (Pulses) dove sul profilo di Maria a intermittenza pulsano le lacrime attraverso il lume di una candela accesa che l’artista faceva brillare sul retro dell’opera, forata in corrispondenza delle gocce.”

Cristina Muccioli, dal testo introduttivo alla mostra La persona che resta, in occasione del Festivalfilosofia Persona 2019, Galleria ArteSì, Modena


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