{"id":805,"date":"2019-08-29T23:54:05","date_gmt":"2019-08-29T21:54:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/?p=805"},"modified":"2025-09-25T16:48:45","modified_gmt":"2025-09-25T14:48:45","slug":"intervista-per-espoarte","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/?p=805","title":{"rendered":"Profili: Armida Gandini, 2008"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Intervista di Laura Fanti per la rivista Espoarte #54<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\"><strong>D:<\/strong>&nbsp;<strong>Sei di ritorno da Citt\u00e0 Sant&#8217;Angelo, dove hai svolto un laboratorio con bambini, Il gioco della torre, ci vuoi raccontare come \u00e8 andata?<\/strong><br><strong>R:<\/strong>&nbsp;L&#8217;attivit\u00e0 didattica rientrava nella manifestazione Godart, e quando Enzo De Leonibus che dirige il Museo Laboratorio, mi ha proposto di lavorare nel reparto psichiatrico dell&#8217;ospedale, ho accolto con piacere l&#8217;occasione di vivere un&#8217;esperienza in un ambito per me nuovo. L&#8217;obiettivo consisteva nel creare un dialogo tra i bambini e i pazienti, facendoli incontrare sul piano della relazione e del contatto. La torre del titolo \u00e8 una metafora della malattia: all&#8217;interno ci sono degli uomini e delle donne che vibrano, soffrono, si bloccano dentro le loro emozioni\/ossessioni. I bambini hanno costruito metri e metri di trecce rosse, divenute prolungamenti dei loro corpi, nel tentativo di uscire da s\u00e9 stessi, superare i confini della torre e smuovere, provocare una risposta. Sostanzialmente si \u00e8 trattato di una riflessione sul tema dell&#8217;amore come garanzia di cura, che io stavo sviluppando nel lavoro Touch me. In questo video e nei disegni che ne derivano, la bimba tocca per essere toccata, per far sentire la sua presenza e l&#8217;urgenza della corrispondenza amorosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\"><strong>D:<\/strong>&nbsp;<strong>Trovo molto bella la tua riflessione sull&#8217;amore come garanzia di cura, soprattutto perch\u00e9 non parli di possibilit\u00e0 ma di garanzia, di certezza, quindi prendi come punto fermo qualcosa di apparentemente sradicato e immateriale, non appartenente e non riconducibile a canoni come l&#8217;amore. Da qui il tuo lavoro non procede in modo interrogativo ma &#8220;costruttivo&#8221;, e anche stavolta la tua posizione mi sembra inconsueta rispetto al panorama abituale, mi sbaglio?&nbsp;<\/strong><br><strong>R:<\/strong>&nbsp;Il confronto con i pazienti del reparto psichiatrico mi ha confermato come la ferita che deriva dall&#8217;abbandono e dalla paura di non essere amati sia devastante perch\u00e8 genera dissociazione. Questa \u00e8 una strategia che ognuno di noi adotta, in modo pi\u00f9 o meno marcato, per difendersi dal dolore del non amore, la chiusura all&#8217;amore stesso. Per questo credo sia importante sforzarsi di imparare un atteggiamento costruttivo, in generale, nella vita come nell&#8217;arte. L&#8217;arte in fondo contiene in s\u00e9 il principio del fare e del costruire, in forme molto diverse, d&#8217;accordo, ma con l&#8217;obiettivo di muovere delle energie; che serva realmente a qualcosa? beh, questo non lo so&#8230; spero sempre che si inneschi un meccanismo di comunicazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\"><strong>D:<\/strong>&nbsp;<strong>D&#8217;altra parte l&#8217;infanzia \u00e8 uno sfondo costante del tuo lavoro, e molte volte ti vengono rivolte domande su questo punto&#8230; stavolta vorrei chiederti come ricordi la tua.<\/strong><br><strong>R:<\/strong>&nbsp;Come una fase di grande vitalit\u00e0 ed energia: ricordo me stessa come una bambina curiosa del mondo, delle cose, ma nello stesso tempo attenta al rapporto con le persone, riflessiva&#8230; In fondo il filo rosso del mio lavoro \u00e8 la continua ricerca della relazione con l&#8217;altro, attraverso uno sguardo interiore che si proietta verso l&#8217;esterno, ampliandone gli orizzonti, le prospettive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\"><strong>D:<\/strong>&nbsp;<strong>Noto che nel tuo lavoro l&#8217;infanzia assume caratteri molto diversi da quelli ricorrenti nell&#8217;opera d&#8217;arte contemporanea: non si evince morbosit\u00e0, inquietudine, senso di non-finito, di embrionale, ma una sorta di capovolgimento, come se i mondi paralleli dei bambini sono in realt\u00e0 la redenzione del nostro tempo, una specie di catarsi&#8230;<\/strong><br><strong>R:<\/strong>&nbsp;La mia \u00e8 stata fondamentalmente un&#8217;infanzia normale, simile a quella di tanti altri bambini cresciuti in una famiglia non abbiente di provincia degli anni &#8217;70. Non che quelli non fossero anni di grandi rivoluzioni, sia in ambito sociale che politico (ricordo perfettamente quando in quinta elementare la maestra annunci\u00f2 alla classe il sequestro di Aldo Moro e come in seguito mi interessai al caso seguendo giorno dopo giorno le cronache televisive), ma tutto era vissuto attraverso un filtro che attutiva l&#8217;esperienza concreta. In realt\u00e0 lavorare sull&#8217;infanzia non significa per me indagare un mondo parallelo a quello degli adulti, mostrandolo per contrapposizione. Non \u00e8 un atteggiamento nostalgico di chiusura malinconica nel passato, ma un modo per andare alla ricerca di quelle radici che sono alla base della costruzione dell&#8217;identit\u00e0, in una fase fondamentale in cui tutto \u00e8 contemporaneamente gi\u00e0 scritto e in divenire. In questo si gioca lo scarto che fa la differenza: il bambino \u00e8 lo specchio dell&#8217;adulto, ma con maggiori possibilit\u00e0 di redenzione, per usare una tua parola&#8230;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\"><strong>D:<\/strong>&nbsp;<strong>Questo non significa che la tua visione sia scevra da problemi, anzi, hai sollevato pi\u00f9 volte questioni come l&#8217;incomunicabilit\u00e0 e il desiderio di contatto (come in Campane di vetro e in Touch me). Tuttavia quando l&#8217;inquietudine, il tormento, l&#8217;isolamento attraversa il tuo lavoro, avviene in modo molto delicato, anche a livello tecnico, il tuo disegno, la tua linea, il tempo e lo spazio che attraversano i tuoi lavori sono sempre apparentemente leggeri, sospesi. Ci puoi dire qualcosa in proposito?<\/strong><br><strong>R:<\/strong>&nbsp;Mi rendo conto che il mio lavoro sia aperto a diverse chiavi di lettura, perch\u00e9 io non amo rappresentare, ma riflettere su delle situazioni giocando anche sull&#8217;ambiguit\u00e0 dell&#8217;immagine. E&#8217; un modo per non dare risposte assolute, di prendere delle posizioni che riconoscano il beneficio del dubbio. Credo che dal punto di vista tecnico io abbia bisogno di far riferimento ad un linguaggio che superi il contingente: la realt\u00e0 pu\u00f2 essere pi\u00f9 intensa nel momento in cui la si evoca rispetto a quando la si urla a squarciagola. Pensa a <em>Campane di vetro<\/em> per esempio, il tema dell&#8217;incomunicabilit\u00e0 \u00e8 implicito nell&#8217;oggetto della calotta di plexiglas che ho utilizzato, non avevo bisogno di gesti teatrali per esprimere il senso di claustrofobia e isolamento che vivono i bambini quando si creano delle barriere rispetto al mondo che li circonda. Forse <em>Noli me tangere<\/em> potrebbe apparire come un lavoro pi\u00f9 forte, cos\u00ec costruito sulla progressione del nero, del pericolo che diventa sempre pi\u00f9 incombente e angosciante; ma nello stesso tempo tutto \u00e8 realizzato metaforicamente come se si trattasse di un&#8217;avventura pi\u00f9 mentale che fisica, che presuppone un&#8217;apertura nel finale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\"><strong>D:<\/strong>&nbsp;<strong>Interessante questa tua osservazione sull&#8217;assenza di teatralit\u00e0 nel tuo lavoro [quando parli di <em>Campane di vetro <\/em>e del messaggio implicito di claustrofobia] nel senso di assenza di riferimenti urlati che rischiano di diventare gesti ostensivi. Questo nonostante tu ti serva molto del video; cosa \u00e8 che ti fa scegliere questo medium al posto di una fotografia, di un collage o di altro? Forse l&#8217;idea della progressione alla quale hai accennato? della crescita dell&#8217;attesa nello spettatore? O cos&#8217;altro?<\/strong><br><strong>R:<\/strong>&nbsp;Mi piace molto l&#8217;idea della dilatazione temporale dell&#8217;immagine e questo deriva certamente dalla mia ossessione per il cinema, seducente e ipnotico come nessun altro luogo di evasione. Lo scorrere del tempo alimenta la crescita dell&#8217;attesa, la sospensione, ma anche il compiersi dell&#8217;azione in una dimensione ciclica. Forse \u00e8 proprio questo l&#8217;aspetto che mi interessa maggiormente del linguaggio video, la possibilit\u00e0 di un ritorno dell&#8217;immagine alla situazione di partenza: e questo fin dal mio primo lavoro, <em>Cedi? non cedo<\/em>, che era costruito sulla ripetizione della medesima sequenza (un film 8 amatoriale nel quale due bambini fingono di litigare giocando, ma rischiando di picchiarsi sul serio), alla quale ho scelto semplicemente di aggiungere il titolo in sovrimpressione e il rumore del vecchio proiettore, di cui mi sono servita per riversare la pellicola in formato digitale. Volevo anche aggiungere che in genere mi piace affrontare i progetti sui quali sto lavorando da diversi punti di vista, per cui l&#8217;utilizzo del video normalmente si accompagna alla realizzazione di fotografie e disegni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\"><strong>D:<\/strong>&nbsp;<strong>Ultima domanda d&#8217;obbligo! Cosa hai in programma per i prossimi mesi? Pensi di lavorare pi\u00f9 su progetti a lungo termine o su singoli eventi?<\/strong><br><strong>R:<\/strong>&nbsp;Sto lavorando a progetti paralleli, alcuni dei quali nascono dalla relazione con il lavoro di altri artisti e quindi si svilupperanno nel tempo; altri pi\u00f9 individuali hanno come obiettivo una mostra personale nel prossimo autunno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\"><strong>Intervista di Laura Fanti per la rivista Espoarte, Agosto\/Settembre 2008<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista di Laura Fanti per la rivista Espoarte #54 D:&nbsp;Sei di ritorno da Citt\u00e0 Sant&#8217;Angelo, dove hai svolto un laboratorio con bambini, Il gioco della torre, ci vuoi raccontare come \u00e8 andata?R:&nbsp;L&#8217;attivit\u00e0 didattica rientrava nella manifestazione Godart, e quando Enzo De Leonibus che dirige il Museo Laboratorio, mi ha proposto di lavorare nel reparto psichiatrico&hellip; <a href=\"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/?p=805\">Continue reading <span class=\"screen-reader-text\">Profili: Armida Gandini, 2008<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":""},"categories":[8],"tags":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_likes_enabled":false,"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/805"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=805"}],"version-history":[{"count":8,"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/805\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2604,"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/805\/revisions\/2604"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=805"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=805"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=805"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}