{"id":762,"date":"2019-08-29T21:36:40","date_gmt":"2019-08-29T19:36:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/?p=762"},"modified":"2025-09-25T16:37:02","modified_gmt":"2025-09-25T14:37:02","slug":"il-corpo-della-favola-di-fausto-lorenzi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/?p=762","title":{"rendered":"Il corpo della favola, 2000"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" width=\"674\" height=\"850\" src=\"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Sogni-doro.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1492\" srcset=\"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Sogni-doro.jpg 674w, http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Sogni-doro-238x300.jpg 238w, http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Sogni-doro-254x320.jpg 254w\" sizes=\"(max-width: 674px) 100vw, 674px\" \/><figcaption><em>Sogni d&#8217;oro<\/em>, 2014, iron box with  inkjet print on paper and glass  <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\"><strong>di Fausto Lorenzi <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Irretire, catturare fisionomie, voci, ombre, sogni, favole. Armida Gandini da anni lavora sul corpo che ha perduto il senso della sua globalit\u00e0 e resta come ingombro, traccia, impronta, vibrazione, desiderio, onda psichica. Il corpo che si disperde nella folla, che va alla deriva nella vita quotidiana. Si \u00e8 aggirata attorno al corpo &#8211; al calco del corpo, magari di un suo frammento &#8211; come a un fardello scaricato dalla storia dell&#8217;arte, dalla fotografia, da giornali e riviste, ma anche dall&#8217;ingombro di parenti, amici, conoscenti, persone incontrate per strada. Sono nati cos\u00ec discorsi sulle forme sociali del nascere e del morire, del bene e del male, del desiderio e dell&#8217;amore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Ora al centro del suo interesse \u00e8 il corpo della favola. E&#8217; anche il corpo dell&#8217;infanzia, che si dilata e viene a coincidere col mondo, che crede che altro non sia che un&#8217;estensione delle proprie braccia e gambe, da reinventare a piacimento. E infatti Armida Gandini fa coincidere il suo corpo con la natura, il bosco delle favole, attraverso l&#8217;accumulo di occasioni e memorie finissime, foto della propria crescita personale, degli incontri, dei desideri che le favole si avverassero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Diventa l&#8217;addentrarsi in un ritmo generale dell&#8217;esistenza, nella sensibilit\u00e0 che custodisce tutto ci\u00f2 che alimenta una vita nel mondo. E&#8217; come se le figure del proprio vissuto si facessero avanti dal corso naturale del mondo, come creature di una verit\u00e0 eterna. Cos\u00ec decanta la materia calda e dolente della propria esistenza, sottrae le figure ad ogni psicologia: le assimila a un&#8217;esperienza, all&#8217;asciutta ineluttabilit\u00e0 del racconto favoloso. L&#8217;arte torna cos\u00ec a scrittura generativa del mondo, di cui offre una simbolizzazione primaria. Azioni e funzioni come nelle favole, in una topologia mitica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Il bosco \u00e8 infatti il luogo dell&#8217;iniziazione alle forze primordiali della vita. Lo sappiamo fin da piccolissimi, da quando ci raccontano la storia di Cappuccetto Rosso, che i boschi sono pieni di simboli, dove si attinge un linguaggio di solidariet\u00e0 fra la moltitudine di forze vitali e gli uomini, che qui hanno maturato le tecniche primarie della sopravvivenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Il bosco delle favole vuol restituire uno spazio fatale d&#8217;incantesimo, nell&#8217;ordine progettuale, astratto, di un&#8217;installazione in contatto sensoriale, emotivo, con l&#8217;esperienza del mondo. In fondo, gli enigmi che pongono le favole sono semplici, legati alla trama stessa dell&#8217;esistenza: il tempo sospeso delle favole diventa il tempo sospeso dello sguardo, che riconosce nella storia individuale le tappe d&#8217;una iniziazione alle leggi eterne della vita e della natura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">L&#8217;assenza della natura, come compagna costante della nostra vita quotidiana, l&#8217;avvertiamo non tanto come distruzione del paesaggio tradizionale, quanto come solitudine, esilio, come se la natura stessa non fosse piu&#8217; la patria dell&#8217;uomo. Armida nel suo bosco sembra mettersi dal punto di vista dei romantici, che potevano trasfondere la loro interiorit\u00e0 nel paesaggio, sentito come luogo di misurazione del rapporto tra l&#8217;individuo e l&#8217;universo. Ma ora \u00e8 la misura di una distanza, perch\u00e9 tutto si dilegua, le voci incontrate per strada come le voci di dentro. E&#8217; il dialogo steso tra fotografia monocroma, solo ombra, e fotografia a colori, materia concreta in cui si rapprende la luce.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fausto Lorenzi, testo critico nel catalogo <em>Giovani presenze<\/em>, Galleria AAB, Brescia, 2000<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fausto Lorenzi Irretire, catturare fisionomie, voci, ombre, sogni, favole. Armida Gandini da anni lavora sul corpo che ha perduto il senso della sua globalit\u00e0 e resta come ingombro, traccia, impronta, vibrazione, desiderio, onda psichica. Il corpo che si disperde nella folla, che va alla deriva nella vita quotidiana. 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