{"id":1511,"date":"2019-08-29T23:58:51","date_gmt":"2019-08-29T21:58:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/?p=1511"},"modified":"2025-09-25T16:47:58","modified_gmt":"2025-09-25T14:47:58","slug":"io-dico-che-ci-posso-provare-2009","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/?p=1511","title":{"rendered":"ArtKey Magazine | Articolo Io dico che ci posso provare, 2009"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" width=\"877\" height=\"691\" src=\"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/io-dico-particolare-ps-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1521\" srcset=\"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/io-dico-particolare-ps-1.jpg 877w, http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/io-dico-particolare-ps-1-300x236.jpg 300w, http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/io-dico-particolare-ps-1-768x605.jpg 768w, http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/io-dico-particolare-ps-1-406x320.jpg 406w\" sizes=\"(max-width: 877px) 100vw, 877px\" \/><figcaption><em>Io dico che ci posso provare<\/em>, 20109, digital print and ink drawing, detail<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>di Sabatino Cersosimo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">\u00c8 fondamentale per un artista portare la vita nelle sue opere. \u00c8 una specie di atto dovuto: a ben pensare l\u2019opera \u00e8 estensione dell\u2019artista e, come tale, essa deve poter \u201cvivere\u201d. La vita non \u00e8 quasi mai letta come una linea retta ma piuttosto costellata di sobbalzi, declivi e ostacoli che mettono l\u2019uomo sempre alla prova, sin dalla nascita. <br>Armida Gandini (Brescia, 1968) riflette sui dualismi arte-vita, effimero-concreto, mentale-sensoriale. Nella mostra alla <em>41 artecontemporanea<\/em> di Torino, la sua eroina \u00e8 una bambina che, in uno spazio bianco, sospeso e asettico, deve confrontarsi con barriere fisicamente presenti ma in verit\u00e0 disegnate dall\u2019artista (quindi anche illusorie). Succede in un video e succede sulla carta dove -in quest\u2019ultimo caso- alla figura umana fotografata (riportata con la tecnica del ricalco a trielina) risultano aggiunti, disegnati a grafite, reticoli, corpi geometrici e bande nere, in un\u2019alternanza di trasparenze e saturazioni. <br>La situazione viene riproposta anche nell\u2019allestimento della mostra: c\u2019\u00e8 un muro bianco (un foro sulla sua superficie premette di guardare oltre) che tuttavia non raggiunge il soffitto; ci sono una scala di metallo, uno sgabello, una sedia: elementi che si trovavano nelle opere cartacee e nel video, ma che nella galleria sono monchi, incompleti, parte di un\u2019intenzione suggeritrice pi\u00f9 che descrittrice. Chi osserva viene infatti attratto dal desiderio di&nbsp; scoprire, \u201ccompletare\u201d le immagini, avvicinandosi e interagendo, sporgendosi e modificando il punto di vista. <br>Oltre il muro un altro spazio \u2013al quale si accede non senza dover cercare il passaggio- in cui fotografie (che appaiono come flashback del video; il video potrebbe essere conseguenza dei disegni) appese alle pareti completano l\u2019allestimento. Il concetto di ostacolo tutt\u2019altro che insormontabile \u00e8 sottolineato gi\u00e0 a partire dal titolo della mostra (\u201c<em>Io dico che ci posso provare<\/em>\u201d) ma, soprattutto, dall\u2019uso dell\u2019acerba fanciulla, pi\u00f9 disposta rispetto all\u2019adulto a fantasticare in un mondo da <em>Alice<\/em> (non a caso personaggio gi\u00e0 protagonista di un passato lavoro), che nasce quindi spesso dalla propria fantasia, e forse \u00e8 proprio la sensazione che colpisce di pi\u00f9 davanti a questo grande racconto: \u00e8 un mondo possibile ma illusorio, come quello che solo i bambini concepiscono. <br><br>Nelle opere di Armida Gandini convivono le espressioni artistiche pi\u00f9 classiche insieme a quelle pi\u00f9 recenti, dal disegno alla performance, dalla videoarte all\u2019installazione. Il suo poliedrico registro tecnico concorre alla costruzione di un mondo ricco di sfaccettature. La sua tecnica \u00e8 molto raffinata, caratterizzata da quella stessa cura del metodo e del dettaglio che da sempre sta alla base della bella realizzazione artistica: la sedimentazione della pittura attraverso le velature e la differenziazione dell\u2019impasto, l\u2019alternanza dei materiali e il loro dosaggio, sono trasfigurati nelle sue opere stratificando la grafite sulla carta, accostandola a interventi fotografici o fotocopiati, alternando il video all\u2019allestimento di spazi multisensoriali a loro volta costituiti da un&#8217;attenta messa in scena. E parlando con Armida ci si accorge che davvero le sue opere sono estensione di se stessa, delicate e trasognate, palinsesti di sottili fogli emotivi riccamente contrastanti, proprio come nelle fiabe. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\"><strong>Testo di Sabatino Cersosimo per<\/strong> <strong>ArtKey Magazine in occasione della mostra <em>Io dico che ci posso provare<\/em>, 41artecontemporanea, Torino, 2009<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sabatino Cersosimo \u00c8 fondamentale per un artista portare la vita nelle sue opere. \u00c8 una specie di atto dovuto: a ben pensare l\u2019opera \u00e8 estensione dell\u2019artista e, come tale, essa deve poter \u201cvivere\u201d. 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