{"id":1019,"date":"2019-09-06T11:22:36","date_gmt":"2019-09-06T09:22:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/?p=1019"},"modified":"2025-09-25T16:43:56","modified_gmt":"2025-09-25T14:43:56","slug":"a-piu-piani-2017","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/?p=1019","title":{"rendered":"A PIU&#8217; PIANI, 2017"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"506\" src=\"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Adriano-Yorcenar-1024x506.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1383\" srcset=\"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Adriano-Yorcenar-1024x506.jpg 1024w, http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Adriano-Yorcenar-300x148.jpg 300w, http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Adriano-Yorcenar-768x379.jpg 768w, http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Adriano-Yorcenar-648x320.jpg 648w, http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Adriano-Yorcenar.jpg 1049w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption><em>In buone mani: Imperatore Adriano \/ Mi guardo fuori: Marguerite Yourcenar<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Testo in catalogo<\/strong> <strong>di Federica Flore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Il\nfilosofo Bernard Williams scrive giustamente una verit\u00e0 alquanto irrefutabile:\n&lt;&lt;qualcosa c\u2019\u00e8 in ogni caso&gt;&gt;. \u00c8 questo avvicinarsi al significato\ndell\u2019esistenza che porta Armida Gandini (Brescia, 1968) a costruire l\u2019immagine,\nqualunque essa sia, ai fini di una scoperta, non solo personale; per lo pi\u00f9\ncondivisa con l\u2019osservatore, che, da esterno all\u2019opera,&nbsp; ne diventa cos\u00ec parte integrante. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Lo\nscambio tra l\u2019artista e il suo pubblico innesca una relazione affettuosa,\nintima. Un viaggio nella conoscenza delle paure che possono fare emergere i\nricordi, ma soprattutto la verit\u00e0 di quelle memorie. Esse affiorano. Si\n\u201crendono fiori\u201d. Fioriscono. Si tratta di un processo di crescita,\nun\u2019educazione all\u2019insegnamento della trama del ricordo. Ma Armida Gandini,\nnonostante le numerose provocazioni, ci tiene a sottolineare che non si tratta\ndi una memoria nostalgica, quella intorno alla quale si costruiscono le sue\nopere, piuttosto essa si identifica in un bisogno irriverente&nbsp; e impetuoso, che serve per invecchiare,\nnecessario ad un nuovo corso, accessorio alle palpebre, per schiudersi alla\nluce di ogni nuova mattinata. Il suo ritorno all\u2019infanzia, quindi, si determina\nda s\u00e9 come la base imprescindibile per l\u2019et\u00e0 adulta, costruita nell\u2019enfasi del\ngioco e razionalizzata con il tempo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">La\nstruttura di produzione dei soggetti nelle costruzioni tecniche e sentimentali\ndi Armida, per\u00f2, non si deve associare ad un moto circolare, quello dell\u2019eterno\nritorno nietzschiano, ma \u00e8 chiaramente un riferimento ad un contorno, un humus\nproduttivo di fondo, che accompagna la crescita continua, certamente, ma\nirregolare. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Le\nopere di quest&#8217;artista vanno vissute; ci si rivolge ad esse con\nquell\u2019attenzione di chi ascolta il dirimpettaio, perch\u00e9 \u00e8 certo che abbia\nancora qualcosa da dire dopo il saluto di convenzione. Armida \u00e8 ontologica\nperch\u00e9 rimanere sulla superficie, per lei, non pu\u00f2 e non deve bastare; ma \u00e8 la\nscoperta il senso profondo della conoscenza reale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Del resto, come pu\u00f2 essere sufficiente trattenersi in superficie? Si pu\u00f2 conoscere qualcuno esclusivamente&nbsp; dalla sua pelle? Chiaramente, no. Il vissuto \u00e8 esperienza. La conoscenza, che si risolve nell\u2019azione e nel tempo, trovando il suo pi\u00f9 profondo senso dell\u2019essere nella curiosit\u00e0 e nel moto, \u00e8 la chiave di lettura dell\u2019artista bresciana e delle sue opere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">I\nlavori di Armida Gandini, per quanto dedicati alla memoria, infatti, lasciano\nvivere nel presente, permettono di assaporare il tempo senza esserne logorati\ne, soltanto attraverso uno sguardo attivo e di prospettiva pi\u00f9 ampia, si fa\nlargo la scoperta. Essa quanto pi\u00f9 trova le sue radici nel passato, tanto pi\u00f9\ninstaura una relazione solida con l\u2019istante e con il mondo, con il s\u00e9 nel\npresente, rivolto per\u00f2 al futuro. In questo contesto fecondo, la malinconia e\nla retorica lasciano lo spazio alla narrazione, pi\u00f9 precisamente alle modalit\u00e0\ndi narrativa e alle capacit\u00e0 di collocamento dell\u2019estetica, avvertita come\nmezzo per lo sviluppo della propria storia personale. Non manca cos\u00ec, ad ogni\nmodo, la crescita storica. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">La\nnostalgia del resto \u00e8 conservatrice, mentre tra le opere di Armida Gandini si\nscorge un punto di svolta: esso sta proprio nel titolo della mostra, connotata\nappunto come antologica-ontologica. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">A pi\u00f9\npiani coinvolge il potere della ripetizione, l\u2019effetto dell\u2019istante e le regole\ndella condivisione di molteplici piani esistenziali, i quali restituiscono al\nmondo l\u2019uomo come sistema complesso, capace di affrontare tempi e spazi\nmultipli. \u00c8 un messaggio positivo, di speranza naturale, dettata da quel senso\ndi progresso, che contraddistingue, come suggerirebbe Hans Jonas,\nl\u2019\u201dhomo faber\u201d (colui che produce, quindi \u00e8 in-atto) dal pi\u00f9 essenziale \u201chomo\nsapiens\u201d (colui che conosce, ma ancora \u00e8 in-potenza). <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Narrativa anche come tensione, come dinamica umana, esclusivit\u00e0 della parabola progressista. In questa prospettiva, non \u00e8 possibile riconoscere un merito maggiore o minore ai diversi progetti; difatti, Armida Gandini esprime un significato di proiezione pratica in ogni sua opera. Si prenda la serie <em>Il bosco delle fiabe<\/em> (2000). Qui l\u2019eternit\u00e0 del lavoro si riconosce nell\u2019assenza di un panorama, di uno sfondo contestualizzante. Quando l\u2019assenza di coordinate, ormai per l\u2019uomo fondanti, vengono a mancare, come accadeva per le Madonne con il Bambino duecentesche, stagliate sull\u2019oro zecchino ad indicare l\u2019eternit\u00e0 di Maria; il bianco, che predomina in questo caso, paradossalmente \u00e8 facile che sparisca dalla percezione dell\u2019osservatore, il quale cos\u00ec potr\u00e0 finalmente concentrarsi sull\u2019enfasi simbolica dell\u2019immagine singola e creare un rapporto empatico con l\u2019opera. L\u2019arte contemporanea, almeno quella dotta, riconosce l\u2019urgenza di sentimenti ed emozioni in una societ\u00e0 ingannata dall\u2019apatia e dalla massa e ne ripropone versioni personali, interpretandosi come mezzo di contatto, senza vergogna alcuna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">A\nquesto proposito, viene in aiuto una conversazione avvenuta tra Armida e me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">F:\n&lt;&lt;Questo legame con i personaggi di fiabe conosciute, fa s\u00ec che tu abbia\nun forte senso della narrativa. Di qui il concetto di stratificazione. Di qui,\nl&#8217;identit\u00e0 costruita\no decostruita nel tempo? In alcune serie, quelle dove l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 supportata\nda un processo di liberazione, ad esempio in <em>Casing<\/em>, mi pare ci sia una scoperta lenta e paziente, pi\u00f9 naturale\nse vogliamo, come quando si sbuccia con cura una mela, dove l&#8217;apparizione\ndell&#8217;immagine \u00e8 decontrazione corporale. Mi sembra che i sensi umani, per te,\nsi distacchino in qualche modo dalla morale del soggetto. Quando scrivi, sempre\nper <em>Casing<\/em>: \u201dCi\u00f2 che mi interessa \u00e8\nuna sperimentazione sulla forma stratificata della griglia che supplisce alla\nrarefazione del corpo [&#8230;]&#8221;, ci\u00f2 che mi colpisce \u00e8 proprio il bisogno che\nhai, come se fosse uno stato d&#8217;emergenza, di stratificare il corpo, come si\npercepiva l&#8217;umano nell&#8217;epoca classica: dall&#8217;esterno (fenomeno) all&#8217;interno\n(anima) [\u2026]&gt;&gt;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">A:\n&lt;&lt; La narrativa, ma anche il cinema, \u00e8 un modo di vivere tante vite, di\nfare molti incontri. Chi diceva, forse Eco, che \u201cchi non legge vive una vita\nsola\u2026\u201c. Ma per me \u00e8 anche una sorta di dialogo con personaggi\/persone, che mi\ninsegnano ad interpretare i sentimenti. Per questo spesso i miei lavori hanno\nuna matrice letteraria, nascono in dialogo e confronto con alcuni autori\/autrici,\nda qui il lavoro dei \u2018Padri e delle Madri\u2019, fondato sul concetto di eredit\u00e0 culturale, di affinit\u00e0 del sentire. Se \u00e8 vero che la\ncostruzione dell&#8217;identit\u00e0 si\ndefinisce nei primi anni di vita (io appassionata di psicoanalisi e pedagogia\nmontessoriana credo in queste indicazioni), \u00e8 vero anche che gli orizzonti si\nallargano e ridefiniscono il nostro stare al mondo in base alle esperienze che\nfacciamo nella vita; ancora una volta, insisto su questo punto, in base agli\nincontri; quando per incontri io intendo quelli reali, ma anche immaginari,\nculturali, artistici. Perch\u00e9 dietro\nun libro c&#8217;\u00e8 sempre un uomo (dico uomo nel senso di umanit\u00e0), una persona con\ntutte quelle che sono le sue emozioni, bisogni, reazioni, vissuti ecc&#8230; e\nalcuni incontri ti aprono alla vita, altri rappresentano il rischio di una\nchiusura. Nella mostra di Amsterdam, <em>Standing\nup<\/em>, mi sono interrogata sulle questioni dello stare al mondo, di come\nrimanere in piedi nonostante (e nel nonostante ognuno ci metta quello che\nvuole).&nbsp; Io credo che sia necessaria una struttura che io personalmente,\ncorpo e pensiero fluido, non possiedo &#8220;naturalmente&#8221;. Un mio sogno\nricorrente della giovinezza consisteva nel vedermi come un essere senza\nstruttura ossea, una pelle priva di sostentamento [\u2026]&gt;&gt;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Riflettendo\nsu queste parole, emergono alcuni concetti fondamentali, dai quali scaturiscono\nalcuni dei lavori presenti in mostra. Con Armida Gandini, infatti, il pubblico\nsi pu\u00f2 innalzare ai concetti di libert\u00e0, di esplosione, relazionandoli con gli\nimpulsi naturali e\/o artificiali delle persone a servizio della costruzione di\nuna societ\u00e0. In questo senso, le sue semisfere <em>Campane di vetro<\/em>, <em>Rane in\npancia<\/em>, <em>Noli me tangere<\/em>, per\nesempio, appartengono al logorio claustrofobico che quest\u2019era dell\u2019iperrealt\u00e0 ci\nimpone, talvolta tralasciando la memoria, come rifugio sicuro,&nbsp; dove poter essere s\u00e9-assente di giudizio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">La\nsociet\u00e0 occidentale \u00e8 convinta di liberarsi e di distrarsi, posizionandosi per\nore di fronte ai computer, ai tablet, camminando a testa bassa appannando con\nil respiro gli smartphone. Eppure, al contrario, questo comportamento\nimprigiona gli individui, che cos\u00ec, perdono di vista il rapporto veritiero con\nla Natura, con la Citt\u00e0. Armida,\ncon tale processo creativo, libera se stessa e gli osservatori, provocandoli\nalla riflessione, con opere di grande o piccolissima portata fisica, ma sempre\ndall\u2019estetica evanescente, pulita, sintetica, avvicinandosi, chiss\u00e0 se per\nvolont\u00e0 o no, anche alle filosofie orientali dello Zen e dell\u2019arredamento Feng\nShui, dove l\u2019assenza interpreta, inversamente alla consuetudine contemporanea,\nil luogo in spazio. Nelle\nopere di Armida Gandini, si ritrova con piacere una costruzione armonica di\nstrutture nuove, frutto di una sedimentazione temporale, che non segue la\nvolont\u00e0 umana, perch\u00e9, quel tempo,&nbsp; ne ha\nuna tutta sua e ben pi\u00f9 definita, rispettata ad ogni tratto di matita, ad ogni\nscena, ad ogni parola evocata.&nbsp; La\nlettura dei lavori di quest\u2019artista, porta con s\u00e9 la paura di scoprire, in qualche\nmodo, la rarefazione, la vulnerabilit\u00e0, la fragilit\u00e0 e la precariet\u00e0 dell\u2019umano contemporaneo. Nei progetti\ncome <em>Vie di fuga<\/em> (2016), ad esempio,\nArmida ha l\u2019obiettivo di renderci il pubblico consapevole, di comunicarci una\npossibile perdita: del s\u00e9, della comunit\u00e0. Per tale motivo che l\u2019intera\nproduzione, per essere compresa, \u00e8 meglio leggerla al contrario:\ndirettamente dall&#8217;interno. Le immagini, in questa prospettiva, diventano\nemergenti, libere, appena affacciate sul mondo: non immagini ingabbiate, dietro\nreti metalliche o sbarre (come del resto si rischia di interpretare l&#8217;opera se\nletta appunto dall&#8217;esterno verso l\u2019interno).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Qualcosa succede, dunque, i personaggi agiscono, anche se la loro azione \u00e8 pi\u00f9 mentale che fisica, sono statici solo in apparenza, in realt\u00e0 si fanno avanti, talvolta si animano prendendo colore. Arte e benessere, libert\u00e0 e verit\u00e0: sono queste le proporzioni della vita di Armida Gandini e, in questo senso, i suoi lavori emergono come terapia per una crescita nel dolore, causato dal distacco dall\u2019et\u00e0 fanciullesca. E, per quanto si continui ad utilizzare le favole come medium, esse rimangono capisaldi tanto&nbsp; nel bambino quanto nell\u2019adulto.  <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\">Fin dall\u2019inizio, si \u00e8 detto come lo sguardo ricorrente e interrogatore della memoria dell\u2019artista sia stato fondamentale per scoprire la sua materia, i suoi rifugi, le sue esperienze. Per tale motivo, \u00e8&nbsp; nata la necessit\u00e0 di vedere un\u2019identit\u00e0-in-costruzione &#8211; di Armida, di tutti &#8211; dove poter passare dalla mera indagine alla costruzione di una \u201cprotezione\u201d di un corpo che \u00e8 stato  una difesa per&nbsp; quel che sar\u00e0. Il dubbio resta nella rarefazione dell\u2019individuo dietro questi strati. Ma sono solo tutti veli di Maya, da squarciare con forza e darsi al visibile. La realt\u00e0 rimane, quindi, un contenitore troppo caotico per aggiungere atti sospesi, lasciamo che tutto venga esperito con un continuo ragionare d\u2019emozione, nella completezza dell\u2019essere una persona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-justify\"><strong>Testo di Federica Flore in occasione della mostra <em>A pi\u00f9 piani<\/em> presso Archimania, Sanremo, 2017<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo in catalogo di Federica Flore Il filosofo Bernard Williams scrive giustamente una verit\u00e0 alquanto irrefutabile: &lt;&lt;qualcosa c\u2019\u00e8 in ogni caso&gt;&gt;. \u00c8 questo avvicinarsi al significato dell\u2019esistenza che porta Armida Gandini (Brescia, 1968) a costruire l\u2019immagine, qualunque essa sia, ai fini di una scoperta, non solo personale; per lo pi\u00f9 condivisa con l\u2019osservatore, che, da&hellip; <a href=\"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/?p=1019\">Continue reading <span class=\"screen-reader-text\">A PIU&#8217; PIANI, 2017<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":""},"categories":[7],"tags":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_likes_enabled":false,"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1019"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1019"}],"version-history":[{"count":8,"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1019\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2598,"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1019\/revisions\/2598"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1019"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1019"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.armidagandini.it\/arte\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1019"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}